Ok, al posto di un pesantissimo post sui miei inesistenti buoni propositi per il 2016, ho deciso di ammorbarvi con delle considerazioni sull’amore e sul mio matematico modo di scegliermi gli uomini. Se siete curiosi di capire come mai una che ha totalizzato una sola insufficienza nella vita esattamente in matematica abbia deciso di affidare proprio a lei decisioni che più comunemente afferiscono all’irrazionale universo dei moti dell’anima, o se semplicemente volete farvi un po’ i cazzi miei, proseguite pure.
Una volta, tanti tanti anni fa (almeno cinque), avevo creato un infallibile file excel per trovare l’uomo perfetto.
Batigol(foto CASUALISSIMA)
Era stato un lavoro certosino, ma non posso negare che, almeno inizialmente, ne sia valsa la pena: avevo raccolto le caratteristiche necessarie o importanti per definire l’uomo perfetto, e tutti i difetti più o meno imperdonabili. A ognuna di queste caratteristiche avevo assegnato un punteggio, positivo o negativo, così da creare delle schede personali, utilissime fra l’altro nei casi in cui mi trovavo di fronte a un bivio.
Le caratteristiche erano davvero varie, ve ne cito alcune solo per darvi un’idea (ma non i relativi punteggi: mi sembra doveroso però precisare che “macchina rossa” non aveva un punteggio paragonabile a “traditore seriale”).

– Odio per i gatti
IMG_7437– Allergia ai gatti
– Rumori notturni
– Fede calcistica (in particolare quella gobba totalizzava un -10)
– Conoscenza di base del fantacalcio
– Tic all’occhio
– Chiamarsi Carlo o Stefano
– Capacità culinarie
– Guida sportiva
– Senso dell’umorismo
– Conoscenza semi-approfondita della grammatica italiana
– Corretto uso della tavoletta del wc

Tutto ciò, come vi dicevo, ha funzionato perfettamente. Onestamente non mi sono mai pentita di non aver concesso un secondo appuntamento a qualcuno che totalizzava un punteggio troppo negativo per essere preso in considerazione, e le relazioni che ho avuto grazie alla mia tabella hanno raggiunto sempre almeno un 6 e 1/2.
Eppure l’ho abbandonata.

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L’ho abbandonata per colpa di Nicolò (nome di fantasia). Non si chiamava Carlo, e neppure Stefano, e non può vantarsi di essersi classificato al primo posto dei punteggi negativi (non era nemmeno allergico ai gatti), ma poco ci mancava.
Naturalmente non ho scelto io di avere a che fare con Nicolò, perché, ovviamente, con un punteggio così negativo non l’avrei mai fatto. Ma purtroppo a volte non si può scegliere e sei costretto a trovarti qualcuno intorno: ci fai un lavoro insieme, frequenta gente con cui ti trovi bene, riesce inaspettatamente a importi la sua presenza nella tua magione grazie a un senso dell’ironia da dieci e lode e così in breve te lo ritrovi abbarbicato come una salamandra nel tuo cervello, tanto che di colpo gli altri (quelli coi punteggi positivi su Excel) non esistono più.
Onestamente non so dire se mi sono innamorata di Nicolò, anche se sono passati anni (il tempo, nell’analisi dei sentimenti, è sopravvalutato). Certo, se innamorarsi vuol dire non riuscire a sbolognare via una persona vagamente sociopatica e del tutto estranea al tuo ideale, allora sì. Ma sono ancora in cerca di una definizione definitiva di “innamorarsi”, quindi io fino a nuovo ordine io NON MI SONO MAI INNAMORATA.
Di fatto, Nicolò è riuscito a mandare in fumo le mie granitiche certezze matematiche e a farmi cancellare il file Excel.

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E poi, tempo dopo, ho trovato un film che ad un certo punto esprimeva magistralmente quello che mi era successo:

Ci sono diversi tipi di amore: certe persone le ami in ogni caso, e altre le ami se la situazione è giusta. Per me l’amore vero è quello del tipo ‘in ogni caso’.

Che dire, caro lettore, puoi scegliere. Da una parte c’è qualcosa che ti renderà sereno. Un file Excel che ti garantisce un sei abbondante nelle relazioni (ma non tanto di più). Dall’altra parte c’è una sofferenza autentica quotata in Inghilterra a 0.01, ma con qualche sporadico picco di felicità. Da 10, però.
E comunque, scherzavo. Non puoi scegliere. O nasci Excel o nasci masochista. Del resto, come diceva Sándor Márai:

“Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi”

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