Shonda Rhimes l’assassina: alzi la mano chi non l’ha pensato almeno una volta. Che si tratti di un ospedale o della Casa Bianca, lei uccide. E il fatto che si tratti di personaggi inventati non è una buona scusa. Persino io, che sapientemente mi tenevo alla larga da Grey’s Anatomy per motivi di ipocondria, non sono riuscita ad esimermi dalla settimanale contemplazione di Patrick Dempsey, e quando il dottor Shepherd è stato ingiustamente assassinato dalla perfida divinità capricciosa della sceneggiatrice, basta, ho mollato. No, Shonda, queste cose non si fanno.

Ma qui non volevo farle il processo. Di fatto, col ritmo bradipo che mi contraddistingue, ho finito ieri di vedere l’ultima serie di Scandal e, delusissima, mi sono creata un film mentale compensativo di cui vorrei rendervi partecipi. Ci tengo a precisare due cose: la prima è che il presente post contiene spoiler di Scandal, quindi se siete clamorosamente in ritardo come me lasciate stare. Inoltre, come ovvio, il contenuto che segue è un mio trip mentale: non so cosa succeda realmente durante le riprese, né se la dolce Shonda sia presente.

Questo è il copione che, secondo me, si ripeteva costantemente sul set di Scandal. In un mondo dove il precariato è una brutta bestia, ogni attore vive con il sacrosanto terrore di essere fatto fuori per motivi di sceneggiatura. Kerry Washington (Olivia Pope) era vista come la raccomandata un po’ zocc*** cui tutto era concesso: anche se per hobby si fosse messa a fare lo sgambetto a Shonda, tagliare il suo personaggio sarebbe stato difficile persino per lei. Inizialmente anche a Tony Goldwyn (il Presidente) il resto del cast rubava la merenda e nascondeva insetti schifiltosi in camerino.


Più di qualche assenza per attentato non poteva fare, altrimenti dove sarebbe andato a finire il grande amore che quella romanticona di Shonda Rhimes difende (quasi) sempre (solo se sta alla base dello script, ovvio). Poi però, con l’avvento di Melly alla Casa Bianca il posto di Tony sul set non era più una certezza. I colleghi, inteneriti, gli hanno finalmente dato il benvenuto nel loro mondo, mentre lui rimpiangeva gli insetti in camerino. Il poveretto deve aver corteggiato Shonda fino alla disperazione per campare, anche perché sarebbe stato uno dei pochi casi in cui la morte avrebbe avuto un senso narrativo e invece ha resistito strenuamente fino alla fine. Ti prego, Tony, dicci che tasto hai premuto con Shonda, che ai tuoi colleghi di Grey’s Anatomy interessa!

Non voglio poi parlare delle lotte cruente tra tutti gli attori che impersonavano i dipendenti dell’Olivia Pope e associati. Nessuno di loro era strettamente indispensabile, ma è anche vero che ammazzarne troppi sarebbe stato calcare troppo sul pedale della sfiga. Quindi il clima era proprio stile mors tua, vita mea, in tutti i sensi! Abbiamo perso il conto delle volte in cui i poveri avvocati se la sono vista brutta, ma in particolare Guillermo Díaz (Huck) deve aver goduto di un non indifferente supporto psicologico per reggere al thrilling di non sapere mai se a fine giornata il suo personaggio sarebbe stato vivo o morto.


Ma quello che mi premeva, anche alla luce delle ultime puntate, è fare i miei complimenti a due personaggi, la cui sopravvivenza era quotata più o meno a 15.2. Una è Katie Lowes (Quinn Perkins), che ci aveva quasi ingannato con la sua prematura dipartita. Come ha fatto a convincere Shonda a salvarla in extremis? Deve aver passato intere nottate a farle la serenata sotto casa. Come minimo.

Ma il colpo di genio in assoluto lo ha avuto Joshua Malina (David Rosen). Immagino questo dialogo

Shonda Rhimes: Jo, mi sei simpatico, ma davvero, te la sei cavata troppe volte. Comincio a sentire un disagio indescrivibile nel lasciarti vivo, nel regalarti addirittura una vita sentimentale. Mi dispiace, ma sei il buono tra i buoni, devo farti fuori.
Joshua Malina: Shondina, ti prego, no, tengo famiglia! Inoltre il mio personaggio è un frustratello con problemi sessuali, il pubblico non mi ama abbastanza perché un mio sacrificio giovi allo show!
Shonda: Jo, ti capisco, sul serio, ma non lo faccio per la serie: sono io che voglio ucciderti, ne sento il bisogno!
Joshua: Hai mai provato a parlarne con qualcuno?

Shonda Rhimes: Ma certo! Il mio strizzacervelli suggerisce di assecondare questa mia violenza di fantasia. Non sa cosa potrei fare, se mi trovassi nella situazione di non poter più uccidere personaggi!
Joshua: Ok, Shonda, lo capisco. Del resto tu hai bisogno di uccidere David, ma potresti farlo verso la fine!
Shonda Rhimes: Non lo so, Jo. Devo vedere se ha senso nello script
Joshua: Dai Shonda. Immagina: la morte più cruenta di tutte, per mano di uno dei protagonisti! Annasperò, il pubblico vedrà la disperazione nei miei occhi. Lo sai che come mi dispero io nessuno! Solo io so trasmettere disperazione senza muovere un muscolo, ti ricordi quando hai ucciso Elizabeth North?? Ecco, pensa a cosa potrei fare se fossi in punto di morte davvero! Te lo giuro, Shondina, darò il meglio di me, devi solo aspettare un po’!
Shonda Rhimes: Mmm, vediamo. Farò il possibile. Ecco, la tua espressione di ora andrà benissimo.

Ecco finito il mio trip. Se siete del ramo psichiatrico e volete cominciare una collaborazione, vi ricordo il form di contatto! Se l’articolo vi è piaciuto potete iscrivervi alla newsletter che vi avviserà ogni volta che esce un nuovo post! Potete iscrivervi anche alla singola categoria, ma vi ricordo che arriverà una mail di conferma che potrebbe finire nello spam: controllate, perché se non mi date la conferma non ve le potrò inviare!

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