Che cos’è il tronco? Fabio Genovesi lo spiega perfettamente nell’ultimo numero di Glamour. Ci sono donne che per i più svariati motivi si sentono abbandonate. Lottano contro le onde cercando di sopravvivere in un mare di lacrime, in seguito al naufragio della loro ultima relazione. E, ad un certo punto, eccolo lì: il tronco. Ok, non sarà il soccorso navale, ma nell’attesa ti aiuta a tenerti a galla. Genovesi invita a tenersi alla larga da simili individui, perché non sono candidati a una relazione sana ma, per l’appunto, tronchi. E, a dirla tutta, non ti piacciono davvero così tanto.

Tutto vero, tutto vero. Solo che si vede che Genovesi è un uomo, perché io, da donna, per questi individui ho un altro termine: non sono tronchi, ma avvoltoi. E così riprendo la mia rubrica, che per ora era costituita di un solo post, Man Jungle.

Ladies and Gentleman ecco a voi, in tutta la sua bellezza

L’avvoltoio
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Certo, non l’ho inventato io, ne sono conscia. Max Pezzali gli ha dedicato una strofa nell’omonima canzone

(gustatevela, che piccole dosi di Max non fanno mai male!), ma io lo voglio catalogare in modo preciso e soprattutto insegnarvi a difendervi da questa subdola bestiaccia.

Nome comune: avvoltoio
Nome scientifico: sfigatus opportunistrus
Famiglia: senzacoglionidi
Riproduzione: si accoppia preferibilmente con donne in crisi con sé stesse, generando prole geneticamente incapace di prendere decisioni di rilievo.
Descrizione morfologica: poche donne, in pieno possesso delle loro facoltà mentali, considererebbero “figo” un avvoltoio. Anzi, di solito è addirittura bruttino. Stempiatello, rachitico, pallido: il suo aspetto riflette generalmente la scarsa volitività. Eppure, quando ha scelto la sua vittima, ha la capacità di essere percepito come “passabile”. Naturalmente lui è sempre lo stesso, ma la disperazione arriva dove non osano avventurarsi nemmeno sette mojito di fila.
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Carattere, comportamento e vita sociale: non cercare di individuare l’animale quando stai bene. Sa mimetizzarsi perfettamente con la vegetazione, aspettando il momento più propizio per colpire. Cioè quando sei debole e a terra. A quel punto comincerà fingendosi il classico amico gay: ti ascolterà, ti abbraccerà, ti porterà a fare shopping, ti aggiusterà il tubo che perde (presumibilmente a causa di una vite allentata che potresti stringere persino tu), si berrà addirittura le tue tisane drenanti. Tutto perfetto, no? Il problema è che lui non è gay. A quel punto, quando la tua anima si sarà fatta carcassa (perché diciamocelo, non è abbastanza simpatico da migliorare il tuo umore) si avventerà su di te, cercando di infilarti la lingua in bocca.
Comunicazione: pressoché nulla. Si limita ad ascoltarti, annuendo entusiasticamente ad ogni tua frase, compresa la descrizione dettagliata del contenuto del pannolino di tuo nipote. Gli avvoltoi più evoluti cercheranno di completare le tue frasi, per rilevare la supposta sintonia che vi lega. In chat si eserciterà in infinite variazioni sul tema “Lui non ti merita”, ti inonderà di complimenti e le uniche critiche che sentirai saranno quelle che ti riserverà quando ventilerai l’ipotesi di uscire con un altro uomo.
Habitat e distribuzione geografica: accanto ai luoghi di aggregazione più normali (discoteche e pub), frequenta quelli a più alta densità di vittime: corsi di cucina, gruppi di lettura, sale d’aspetto di dietologi e psicologi, persino di veterinari (tendono a preferire le donne che vivono con uno o più gatti).
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Talora massimizzano il loro talento imperversando su Facebook: fosse per loro le uniche notifiche esistenti sarebbero “X è passata da IMPEGNATA a SINGLE”, e il copia/incolla è un’arma potentissima nelle loro concupiscenti mani (zampre).
Pericolosità: alta. L’avvoltoio sa fiutare la paura nelle sue vittime, quella di rimanere sole, di non essere abbastanza e di finire sbranate dagli alsaziani. Si è evoluto maturando un’invidiabile capacità di individuare il momento giusto per colpire.

Come difendersi: Bisogna affinare le armi. Tanta autostima, una buona dose di distrazioni (libri, film, riviste di moda, ma mi raccomando evitate i luoghi di aggregazione femminili, perché la densità di avvoltoi come si diceva lì è alta). Circondatevi di amici e date loro il compito di nutrire con l’equivalente emotivo del brasato il vostro ego.
Ma soprattutto rispondi sinceramente alla domanda: “Io questo lo calcolerei mai, se non fossi disperata?” E tu non vuoi al tuo fianco uno così, vero?

PS (perché anche io sono umana): Cari avvoltoi, siete in tanti, lo so. Da parte mia mi sono sempre chiesta se sia nato prima l’uovo o l’avvoltoio, cioè se siete nati così o se, dopo un numero variabile di “no”, abbiate sviluppato questa tattica evolutiva (se avete voglia, contattatemi e raccontatemi la vostra storia, garantisco l’anonimato). Però, davvero, vi divertite così? Perché penso che valga la pena innamorarsi davvero, e possibilmente non di una persona disperata. E a quel punto anche voi vorrete lottare con i canini spianati per aver vicino quella persona. Certo, sarà meno facile che volacchiare nei pressi di zitelle marcescenti, ma come dice una massima che popola i social: tutto quello che vuoi è dall’altra parte della paura.

In altre parole: siate uomini, non tronchi!

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