Allora. L’anno scorso ero single. E anche l’anno prima. E l’anno prima. Ma non stiamo parlando della triste storia della mia vita, ma semmai di un triste episodio della mia vita. Che è successo l’anno scorso. Mentre ero single.
San Valentino incombeva, ed ennesimamente io stavo cercando amici single che si prestassero a squartare un tenero peluche assieme a me in un luogo romantico (no, nessuna metafora che non capite). Vi stupirete, ma nessuno voleva darmi corda. Certo, avrei potuto tentare in una chat room, ma festeggiare il San Valentino a pezzetti nel cassonetto dell’umido non mi sembrava una grande idea.

Così quando nella bacheca di un mio conoscente ho beccato l’evento La cena dei single mi sono detta entusiasta a parteciparvi. Sia mai che nella solitudine della mia cameretta avessi voluto sublimare la mancanza di peluche squartati rivalendomi su Prandy.

Prandy per blog
Non contenta della mia decisione, tiro dentro l’eventone anche il mio amico Marco. Con cui colgo l’occasione di scusarmi ufficialmente.
Come ci immaginavamo la cena? Un’accozzaglia di persone di tipo diverso, accomunate dal fatto di essere single a San Valentino. Non una serata epocale, ma quantomeno stimolante.

Arriviamo nel luogo convenuto. Eravamo in sette. E io ero l’unica donna. Ma ero felice. Perché tra di loro c’era M. Chi è M., vi chiederete? M. è l’ultimo dei romantici. M. è uno dei miei grandi amori non dichiarati alle superiori. M. è stata una delle poche cose positive di quel quinquennio. M. è l’uomo con gli occhi azzurri più buoni del mondo. M. è quello che spero non legga mai questo post.

Mi stavo chiedendo se avessero anticipato il mio compleanno al 14 febbraio. Finché non ho scoperto che M. era un infiltrato. M. aveva una fidanzata, fuorisede per San Valentino. Più che il mio compleanno, quindi, poteva essere il mio funerale.
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Mentre cercavo di concentrarmi sull’ambiente per non mettermi a piangere, ho notato ragnatele, un dito e mezzo di polvere e un’illuminazione che più che a San Valentino rimandava ad Halloween. Aloni minacciosi ghignavano sul nostro tavolo. Il cameriere era perfettamente a suo agio nella sublime sporcizia.
Colgo l’occasione per suggerirvi di non andare a un giropizza con dei rugbisti, specialmente se soffrite di gastrite, perché, tra le altre cose, è stata la cena più costosa della mia vita in rapporto a cibo ingurgitato, seconda solo alla serata di nouvelle cuisine a cui mi avevano trascinato anni prima.

Poi c’erano una serie di altri problemini. Lo spritz aveva un gusto indefinibile, a metà tra un arancio ammuffito e un topo morto lasciato macerare nell’alcol. Il proprietario aveva un solo tipo di birra che NESSUNO al nostro tavolo di rugbisti conosceva. Non ho voluto indagare.


La pizza è piaciuta, agli altri, ma io diffido del gusto gastronomico di tutti coloro che fanno uno sport in cui bisogna placcarsi o prendersi a pugni (dal pugilato al krav maga). Ma la cosa più drammatica erano i discorsi. Mai fondere dei salviniani populisti misto grillini con un sindacalista. Se almeno fossimo stati più di sette si sarebbero potuti distanziare strategicamente, ma in quelle condizioni la serata stava degenerando in rissa ideologica. Per fortuna ho evitato accuratamente, come faccio sempre, di farmi tirare dentro, perché non avevo abbastanza fiato per tenergli testa verbalmente, e non abbastanza muscoli per fronteggiarli fisicamente. Guardavo M. e imploravo il puttino di San Valentino di farmi un regalo da commedia diabetica con Zac Efron e di rimandarmi alla cena delle Terze, quando avevo addosso un vestito da sera di mia mamma e potevo dichiararmi a M. essendo quasi alla sua altezza.

Purtroppo non è durato. Perché poi, non ricordo come, si è passati a parlare di linguistica. E uno studente di medicina si stava spacciando come grande esperto. A quel punto, visto che io quelle cose le ho studiate per anni e ci ho anche lavorato sopra, ho pensato di rilevare spazientita che stava sparando una serie aberrante di cazzate. Non mi ha lasciato finire, e mi ha interrotto con: “A me queste cose le ha dette il più grande linguista vivente, cioe Cort******, tu cosa ne vuoi sapere??”
Io e Marco a quel punto abbiamo cominciato a spanciarci a livello che poteva finire in tragedia. Presente quando da piccolo ridi così tanto che ti fai la pipì addosso? Da grandi non succede perché impari a riconoscere lo stimolo, ma io non sarei MAI entrata nel bagno di quella bettola.

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Già toccare la maniglia avrebbe messo a dura prova le mie difese immunitarie, che all’epoca ricordavano l’attuale tridente dell’Empoli (Tonelli-Rugani-Mario Rui), ma penso che nel bagno germi e batteri si stessero dando a un’orgia affolatissima.
Il motivo di questa ilarità? Cort****** è mio padre.

A quel punto abbiamo deciso di dipartirci a gambe levate. E quest’anno abbiamo una buona occasione per ringraziare il fato per averci accasato (non reciprocamente, che era troppo facile!)

Buon san Valentino, ragazzi, che siate a una cena di single o con la vostrà metà!

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