Il mito narra che, tanti tanti anni fa, un uomo riuscì a mantenere tutti i suoi buoni propositi per l’anno nuovo.
Purtroppo si parla di un’epoca talmente remota che il poveretto non riuscì nemmeno ad entrare nel Guinnes dei primati, che ancora non esisteva. Nulla lo poté salvare dall’oblio e morì dimenticato, assumendo quell’aura di leggenda postuma tipica di quelle brave persone totalmente prive di tempismo.
Nonostante nessuno li porti a termine, i buoni propositi rimangono un evergreen degli ultimi giorni dell’anno. Un simbolo del masochismo imperante che spinge a compilare elenchi invece di elaborare strategie, forse più complicate, per essere felici. In definitiva: i buoni propositi sono sopravvalutati, quando non controproducenti e frustranti, ma con un piccolo sforzo in più possono essere ribaltati a favore dei bradipi delle persone pigre e incostanti (cioè l’intera popolazione mondiale, esclusi gli ossessivo-compulsivi).

Proposito 1: Dimagrire
Una sola domanda: dimagrire ti è necessario (sei oggettivamente troppo grasso per poterti definire sano) o vuoi
solo rientrare in quei meravigliosi jeans di quando avevi 16 anni? Nel primo caso il proposito non basta e devi
rivolgerti a un esperto. Anzi, avresti dovuto farlo già da tempo, senza la scusa del nuovo anno. Nel secondo caso
lascia stare: probabilmente in quei jeans non ci entrerai mai più (salvo malattie più o meno gravi, e tu non vuoi
ammalarti, vero?). In compenso, nel tentativo, una patina di nervosa frustrazione ti ricoprirebbe, precludendoti
amicizie e normali conversazioni che non girino intorno alla tua dieta: prendi i jeans e donali a un’associazione
benefica. E poi, nell’improbabile ipotesi di successo, vale la pena rinunciare a cenoni, brindisi e rapporti umani
per un paio di jeans?

Proposito 2: Risparmiare
Non fanno che ripetertelo: alla pensione non ci arriverai mai, quindi devi arrivare a 60 anni con un bel gruzzoletto
pronto da parte. Anche perché, diciamocelo, è probabile che quando avrai 60 anni la sanità pubblica non esisterà
più, e tu rimarrai agonizzante in un letto senza bypass. Tutto vero, tutto sensato. Peccato che, se non disponi di
uno stipendio a quattro zeri, quello che potrai mettere da parte, considerando l’inflazione, sarà sempre troppo
poco. Per cui, se proprio ci tieni, risparmia pure, ma per un viaggio, una borsa firmata o qualunque cosa possa
renderti felice qui e ora. La vecchiaia è una brutta bestia, e tanto vale arrivarci con dei bei ricordi.

Proposito 3: Dormire di più
Sì, certo, il sonno fa bene. Previene l’invecchiamento precoce e aumenta la concentrazione. Il problema, però,
non è nelle ore di sonno arretrate, ma nelle ragioni che ti portano a stare sveglio. Se invece che dormire ti spari
5 puntate di Riverdale ogni sera, se passi due ore al giorno su Battle Bay, se fissi il soffitto meditando
vendette verso la tua professoressa delle superiori, se stalkeri il tuo ex su ogni social esistente, allora hai ragione:
devi dormire di più (e magari andare da uno psicologo). Ma se dormi poco perché passi le serate con gli amici,
per studiare o per fare sport non c’è motivo per non continuare così. Dormirai quando sarai morto (o quando,
nonostante tutte le previsioni apocalittiche, sarai in pensione).

Proposito 4: Fare volontariato
Altro ottimo proposito. Che, fammi indovinare, avevi inserito in lista anche l’anno scorso. E l’anno prima. In questo
caso il problema non è tanto il proposito di per sè, quanto l’allenamento. Come se volessi gettarti nell’oceano
Atlantico senza aver prima imparato a nuotare nella piscina dei bimbi. Le tue intenzioni sono sicuramente buone,
ma quante volte hai salutato il tuo padrone di casa a denti stretti, hai sbuffato quando tua madre ti chiedeva aiuto
col pc o ti sei rifiutato di prestare gli appunti al compagno assente perché preso a smaltire i postumi del
mercoledì? La generosità e la gentilezza, come moltissime altre cose, si imparano un po’ alla volta, e tu stai
metaforicamente cercando di iscriverti all’università a sei anni (e non sei giapponese). Per cui parti dalle cose
piccole e se funziona passa pure al volontariato.

Proposito 5: Digital detox
Tu, assieme a qualche altro miliardo di persone, usi troppo il cellulare. Ma non smetterai di farlo perché il 2019 te
lo intima insistentemente. Prima devi trovare qualcosa che vuoi davvero fare, qualcosa di più coinvolgente della
digitazione compulsiva. Come dici? Quest’ultima cosa era già nella lista dei buoni propositi? Molto bene, uno lo possiamo
lasciare, soprattutto se ne vale veramente la pena.

In conclusione: non sono i propositi di per sé ad essere sbagliati, ma il modo pigro e passivo con cui, quasi
inevitabilmente, si affrontano, finendo in una spirale di sensi di colpa che avrebbe reso infelice persino Gandhi.
Non sarà la spunta in corrispondenza del proposito X a renderti felice; per esserlo, devi capire cosa vuoi fare e
trovare il modo per farlo. Il motivo per cui la gente, di solito, non lo fa è che è molto più facile compilare la lista
dei buoni propositi che tanto, si sa, nessuno li mantiene mai.

Lo so, è dura lasciare il vortice dei buoni propositi, ma ce la puoi fare! Intanto spero che questo articolo ti abbia fatto riflettere, e se hai voglia di raccontarmi la tua esperienza non vedo l’ora di ascoltarti! Se non vuoi perderti i prossimi articoli, ma non vuoi nemmeno stalkerare il blog, iscriviti alla newsletter che ti avviserà ogni volta che esce un nuovo post!
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Il presente articolo è stato scritto da Anna Cortelazzo, e originariamente pubblicato sul sito IlViviPadova (attualmente offline). Qui è pubblicato in ottemperanza alla licenza Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0).

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