Devo farvi una piccola confessione: io non sono ipocondriaca.
Non sono una che non si fida dei medici e che ogni volta che sente parlare di una malattia se la sente anche addosso.
Se però vi può consolare, il 70% delle persone mi definisce ipocondriaca. No, non è che lo sono e non lo ammetto, è che loro per “ipocondriaca” intendono quello che sono davvero e cioè “germofoba”. Che è un’altra cosa, ma il termine non è così conosciuto (e poi “bradipogermofoba” non suonava altrettanto bene).
Io nei periodi di stress vedo germi ovunque, e metto in atto le tecniche più assurde e allo stesso tempo più collaudate da me e dai miei compagni di fissazione per starci lontana. Un giorno vi racconterò che cosa vuol dire essere germofoba nella vita quotidiana. Complicazioni che i miei amici più cari notano a malapena.
Quello su cui mi volevo concentrare oggi, invece, è una parte specifica del senso di isolamento a cui ti condanna la fissazione per i germi. Perché tu non puoi mai sapere a priori se ti trovi di fronte un germofobo o uno “normale”. E, va da sé, il comportamento socialmente accettato è l’opposto.
E insomma. Sto attualmente lottando con un’infezione batterica di provenienza sconosciuta. Non posso ancora prendere gli antibiotici a causa di un’altra infezione batterica di altro tipo. Oltre a questo marasma, mi è venuto anche il raffreddore. E quando io prendo il raffreddore non sono come una persona normale che prende il raffreddore. IO MI TROVO IN PUNTO DI MORTE, tutte le sacrosante volte.
Davvero, non so come fanno gli altri a sopportare il raffreddore (forse prendono farmaci che io mi rifiuto di prendere, ma è solo un’ipotesi). Ma siccome, pur essendo un bradipo sono un bradipo libero professionista non posso permettermi di stare male, e con 38 di febbre e un arsenale di fazzoletti sono andata a fare un’intervista. Avevo un aspetto pietoso, davvero. Quando sono arrivati i due che dovevo intervistare, ho stretto la mano a lui (perché le mani, se proprio sei germofobo, te le puoi lavare amuchinandole), ma quando lei si è avvicinata per darmi due baci sulla guancia visto che ci conoscevamo da anni l’ho fermata: “Guarda, non ti bacio perché ho la febbre. Lo faccio per il tuo bene.”
La povera malcapitata mi ha guardato come se mi mancasse un venerdì.
Se razionalmente non mi sento di darle tutti i torti, penso a come mi sarei sentita io al suo posto se qualcuno mi avesse dato due baci per poi ammettere candidamente di avere la febbre.
Quel qualcuno sarebbe stato ricordato durante i miei riti vodoo settimanali. E siccome ho paura dei riti vodoo altrui, penso tutto sommato che continuerò a comportarmi così.
Posto che se fossi dittatrice mondiale, come dovrebbe essere in un mondo giusto, i germofobi avrebbero uno speciale segno di riconoscimento, in modo che la gente si regoli e non se li spupazzi troppo, mentre gli altri non guarderebbero male il poverette che si sta solo preoccupando per la loro salute. E per i riti vodoo.



