Lo so, lo so, avevo promesso che mi sarei limitata a un solo post serio. Ma sono rimasta molto stupita dallo scarso (anzi, scarsissimo) seguito del mio post sull’interrogazione parlamentare sulla partita incriminata. Di solito dopo un post ottengo almeno una persona che si iscrive agli aggiornamenti del sito. Dopo quello, il nulla più assoluto.
Così ho provato a dare una scorsa alla mia bacheca facebook (quella del mio profilo personale, non quella della pagina) e ho notato che i miei post più seguiti sono quelli in cui parlo di sesso o di cazzate in genere. Tranne durante le elezioni: un mio post sul candidato sindaco ha ottenuto più di 200 commenti, ma è stata un’eccezione.

Così ho deciso di fare una prova del nove e ho pubblicato un articolo che sosteneva che gli uomini per dimagrire dovrebbero masturbarsi tre volte al giorno, dicendo che tanto vale andare in palestra. Risultato: 47 commenti e due condivisioni.
Subito sopra, quasi alla stessa ora, ho riportato il video in cui una ex votante del M5S sosteneva di essere delusa dal comportamento del partito, e veniva accusata di essere stata pagata dal PD per dire quelle cose. Il video era di per sé forte, ma non contenta ho aggiunto: “È stata sicuramente pagata dal PD, altrimenti avremmo la prova che qualcuno ha votato il M5S pur avendo un cervello”.
Risultato: 2 like e null’altro.

Ora, per quanto io selezioni gli amici (almeno quelli che possono commentare i miei post, tanto che tolgo la possibilità a tutti coloro che insultano me o altri per qualsiasi motivo), mi rifiuto di pensare di non avere tra essi alcun elettore del M5S e anche di averne solo di pentiti. Possibile che nessuno, di fronte a una provocazione così forte (per quanto seguita da uno smile), abbia alzato un dito?

Io sono la prima a fuggire la polemica politica. Non ritengo la maggior parte dei post in proposito degni di un mio commento, e rispondo solo quando vengo apertamente taggata (fuggendo la discussione quando scopro che la persona che mi ha tirato in ballo ha querelato un mio amico per molto meno #aneddototime), perché il neurologo che mi ha in cura mi ha intimato di non arrabbiarmi.

Mi sono dovuta impegnare, ma alla fine ho imparato a non cogliere le provocazioni su qualsiasi argomento, a parte uno che mi tocca troppo da vicino (ma anche lì sto cercando di non arrabbiarmi, rispondendo in modo razionale). Il risultato è stato sorprendente, come quello ottenuto smettendo di guardare il tg: sono cento volte più allegra e positiva, anche se nelle brutte giornate la tentazione al commento può non essere superabile. Ma è, di nuovo, un’eccezione).

(Se vi interessa, vi insegno come si fa: ogni notizia con margine di polemica deve venire da voi commentata, con un commento inutile, che rafforzi la visione di pochi. Prevedibilmente, se fatto in una pagina diversa dalla vostra, in 10 minuti troverete una ventina di insulti. Prendetevi tempo e guardate tutti i profili di queste persone: sembrano felici? Forse la verità non è che chi assale gli altri lo fa perchè ha una vita schifa? E, in tal caso, non è lecito, per noi, desiderare qualcosa di meglio? Dopo una decina di commenti provocatori, avrete perso tutta la verve polemica!)

Ora. Per quanto io ritenga, nello specifico, che sia molto meglio usare i social per le cazzate che per le polemiche, mi chiedo dove si arriverà, se la scelta è tra l’insulto (potete constatarlo in qualsiasi pagina a stampo più o meno politico dove la gente non si conosce dal vivo: non ci sono discussioni costruttive) e la non partecipazione.

 

In questo i social ci hanno riportato indietro. Come ci riportano indietro i sensazionalismi di una certa stampa, che punta all’indignazione più che alla notiziabilità. Conseguenza di tutto questo è che la gente, me compresa, fa le rivoluzioni comodamente seduta davanti al pc, e in piazza non ci va più nessuno.

Non so proporre soluzioni (se non quella di chiudere facebook, ma già mi vedo i titoli inorriditi “L’Italia chiude facebook, ecco la morte della democrazia”), ma volevo comunque porre il problema.

Di soluzione ne ho però una più aspecifica, un piccolo rimedio all’aggressività imperante. Stay tuned, quindi!

aggressivity

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