Ragazzi, questo è un post-sfogo da bimbaminkia. Me ne pentirò due secondi dopo aver premuto il “pubblica”, ma per l’esimia coerenza che mi contraddistingue non lo cancellerò.

Avevo un amico. Uno di quelli per cui avrei fatto di tutto. Uno dei pochi che non ci ha mai provato con me, uno con cui mi divertivo e ridevo tantissimo. (Anna, non ti devi arrabbiare, il neurologo non vuole).

Ok, avevo già avuto pesanti dubbi quando, senza dirmi niente, ha chiesto a un organizzatore di eventi di cancellare la nostra foto che aveva caricato sull’evento relativo, perché la tipa che lo trattava come un elfo di Babbo Natale e non gliela dava poteva ingelosirsi (i due litigavano sempre per cose del genere, se uno dei due non rispondeva al telefono una volta non si parlavano per giorni).

Ma siccome io tutto sommato ho un buon carattere e sono troppo pigra per litigare, ho continuato ad ascoltare i suoi deliri notturni, perché mi dispiaceva sentirlo in difficoltà, anche se il mio più grande desiderio era quello di entrare nella fase REM e dormire fino al giorno dopo (anche perché il suo ritornello era più o meno l’equivalente del contare 300 pecore).

Cosa ha fatto degenerare la situazione? Come con molti altri, i miei problemi di salute. Il che, per inciso, non è stato solo un male, perché quando vai su e giù per ospedali impari a capire chi ci tiene veramente e chi no, così ho scoperto persone che mi volevano bene tra chi proprio non mi aspettavo. Beh, lui no. Dopo che mi sono sorbita mesi e mesi di seghe mentali che definirle masochistiche e insensate è un insulto alle donne che ogni mattina esordiscono con un “Non ho niente da mettermi”, il massimo è stato un “Come stai?” Neanche un: “Hai bisogno di una mano?” “Vuoi che ti venga a trovare al pronto soccorso?” “Sei in cura a Bologna? Hai chi ti porta lì?” (frasi pronunciate da altri eh, non è che pretendevo qualcosa di impossibile). E poi. L’eclissi. Evidentemente una persona malata non è una buona compagnia quando si tratta di girare per locali. Sia mai che stia male e che ti tocchi portarla al pronto soccorso. Poi magari quella che da anni non te la dà lo scopre e si ingelosisce. E poi i pronto soccorsi sono brutti posti.

Ci sono rimasta male, ma alla fine me ne sono fatta una ragione. Non tutti possono avere una dignità e una coerenza, e i deboli tendono a sfruttare le persone finché hanno succhiato tutto ciò che c’era. Sono cose che dagli amici mi fanno meno male che dai “fidanzati”.

Eppure oggi, in un potente momento-nostalgia, sono andata a vedermi il suo profilo facebook. Becco una foto con lei, penso che (oh tripudio, oh c’è speranza per l’umanità) lei finalmente gliel’abbia data (dopo due anni di sudditanza se la meritava anche), ingenuamente metto il “mi piace”. Non l’avessi mai fatto.

Dopo ore di riunione scazzi e mazzi, corse per tutta la città perché come dicevo ho un paio di problemi, riaccendo facebook e il cellulare, trovo una quarantina di chiamate senza risposta, su entrambi i miei numeri e su fb. Penso che il mondo sia esploso (ma i giornali tipo leggo.it non dicevano che sarebbe successo ieri??) e invece erano tutte Sue. Scorro la finestra della chat, intasata dalle chiamate via facebook (si può chiamare su facebook??) e cosa trovo?

“Ciao Anna togli il mi piace grazie, che ho litigato giusto ieri”

?????????WTF????? Ci tengo a precisare che non ho amici adolescenti e che l’età dei due individui è più vicina ai 40 che ai 15. Curioso che non ci siano state tutte queste chiamate sabato, quando è andata a fuoco la macchina di mia madre e ho rischiato l’affumicamento (appena ammortizzo l’accaduto vi racconto!)

In ultima, io il like lo avrei anche tolto. Sia mai che diventi la causa della rottura di un’unione così felice e soprattutto serena e onesta. Sennonché lui mi ha preceduto togliendo direttamente la foto. Quello che rimane, invece, è quel senso di nausea di quando scopri che la gente è peggio di quanto pensassi, e non penso ci sia una cura. A meno che qualcuno non si degni di dimostrarmi che l’amicizia esiste.

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