Ultimamente ho pubblicato su fb la foto di un outfit che ho realizzato per andare a un battesimo
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Ovviamente nessuno mi ha obbligato a vestirmi così e quindi, avendo scelto accuratamente ogni capo, l’outfit nel suo complesso mi piaceva molto, e anche se so che i colori sono molto decisi mi sono sentita a mio agio tutta la giornata.
Sotto la foto si è sviluppato un autentico dibattito, in particolare sulle calze.Il pubblico si è clamorosamente diviso tra profondo entusiasmo e disgusto, espresso comunque con educazione.
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Addirittura due persone mi hanno scritto in privato per dirmi di non dare retta a quelli che disprezzavano le calze perché era il particolare più di classe.

Questo mi ha spinto a pensare ai condizionamenti, per certi versi anche giusti, che stanno dietro al modo in cui ci vestiamo.
A me in particolare piace molto, a volte, abbinare due colori molto accesi.

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So perfettamente che a molte persone outfit di questo genere non piacciono, e io stessa non li sfoggerei in ogni occasione. Per esempio, in certe giornate in cui i brufoli organizzano scampagnate sulla mia faccia preferisco passare inosservata e vado di jeans e maglia nera 😀
Quello che però penso è che, come è sbagliato prendersela per le critiche, farsi condizionare dal pensiero altrui è un clamoroso autogol. Bisogna cominciare a familiarizzare con un concetto: non si può piacere a tutti. E questo non solo nell’ambito dell’abbigliamento: diciamo che una personalità forte è direttamente proporzionale al numero delle critiche che le pioveranno addosso.
Per quanto mi riguarda, finché rimangono nel range di quella che giornalisticamente si definisce “continenza” (alias: esprimere un parere senza scivolare nell’insulto), le critiche non solo non danno fastidio, ma possono anche risultare utili. Per esempio, io adoro quelle calze e continuerò a metterle (anzi, continuerei, visto che si sono un po’ rotte e sono tristissima 🙁 ), ma magari non userò capi di questo genere per andare a un evento di lavoro.
In effetti, quando dico che dovremmo vestirci come ci pare, perché tanto ci sarà sempre qualcuno che ci criticherà, esistono delle limitazioni.

1. Devi conoscere le conseguenze del tuo outfit
Con colori così accesi non piacerai a tutti (ma nemmeno con un vestito nero garantisco il plauso generale). Per questo motivo, se non altro per un discorso statistico, non è il caso di vestirsi così, per esempio, quando vieni presentata ai genitori del tuo ragazzo. Ci sono buone possibilità che sua madre storca pesantemente il naso, ma, se anche lei fosse una fashion addicted, è davvero improbabile che l’outfit piaccia sia a lei che a suo padre (a meno che non siano hippy usciti direttamente da una comune). Idem per quando ti presenti a un nuovo cliente o quando gestisci un evento e ti devi rapportare con sconosciuti. In quei casi persino una manicure troppo accesa può metterti i bastoni tra le ruote.
2. Esistono circostanze in cui gli stereotipi sono sacrosanti (almeno secondo me)
Esempio: io non sono religiosa, ma non entrerei mai in chiesa con una minigonna. Ok, direte voi, Dio non giudica. Però, niente, per la mia sensibilità non si fa, punto. Anche i colori non vanno bene sempre. Il mio outfit da battesimo a un funerale sarebbe comprensibilmente stigmatizzato.

Però, datemi retta, queste situazioni sono rare. Vuoi andare a una sagra vestita elegante? Fallo. Gli amici ti prenderanno in giro, gli sconosciuti ti guarderanno male, ma perché rinunciare a qualcosa che vuoi fare per un giudizio esterno? Bisogna imparare a prendere le critiche per quello che sono: qualcosa che ci può servire ma che non deve annacquare il nostro modo di essere. La gente vi giudicherà a prescindere da quello che fate: tanto vale non farsi troppi problemi.
Vi lascio con una storiella sul giudizio altrui che capita a fagiolissimo

Nella favolosa città di Teheran, si sta svolgendo un censimento sulla popolazione e tutti i cittadini devono andare lì per certificare la loro esistenza.
Un vecchio e il nipotino partono da un  villaggio molto lontano dalla capitale e per muoversi hanno solo un asinello.

Pian piano si incamminano, per potersi presentare ai funzionari addetti al censimento. Mentre  il bambino è seduto sul dorso dell’asino e il vecchio gli cammina accanto,  incontrano un gruppo di persone  e dopo averle superate, quando si allontanano, il vecchio percepisce i loro commenti: “Guarda come è maleducato quel bambino: lui sta sull’asino, mentre il vecchio che ha le gambe stanche cammina a piedi…”
Il vecchio non dice nulla, fa scendere il bambino e sale sull’asino. Incontrano un altro gruppo di persone e dopo averle superare, di nuovo sente dei commenti: “ Guarda quel vecchiaccio, che egoista: con un bambino così piccolo con le gambe così corte, lui sta sull’asino e il povero bimbo deve corrergli appresso….”
Il vecchio, non commenta, ma prende il bambino e lo fa sedere sul dorso dell’asino vicino a lui.
Fatti pochi metri, superano un altro gruppo di persone e il commento dei passanti è questo: “Hai visto quei due lì?  Con un asinello così piccolo, gli stanno sopra entrambi: finiranno per sfiancarlo…”
Così il vecchio si arrende, prende il bambino per mano e lo fa scendere dall’asino assieme a lui, procedendo tutti e tre a piedi.
Dopo qualche chilometro incontrano ancora delle persone che li salutano sorridendo, ma subito dopo ridacchiando dicono: “Avete visto quei due lì?  Devono essere proprio stupidi!  Hanno un asino a disposizione e vanno a piedi…”

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