Estate, tempo di vacanze. La gente finalmente può staccare dallo stress lavorativo, viaggia, si diverte e infarcisce il profilo Instagram.
Mentre io, da bradipocondriaca quale sono, mi ansio. Ora, non dovete pensare che non mi piaccia vedere cose nuove, anzi. Di carattere sono molto curiosa, e la mia ultima vacanza in Liguria ha fruttato un articolo su Genova e uno sulla Riviera del Levante.

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C’è un solo problema: non hanno ancora inventato il teletrasporto.
Perché vedere nuove cose vuol dire fare uno sforzo fisico, e questo, da bradipo, va contro il mio statuto. Per non parlare delle malattie, perché quando viaggi non puoi esimerti dalla frequentazione di terrorizzanti bagni pubblici e dall’ingestione di cibi difficilmente controllabili.

Quindi, mentre voi vi rilassate in una spiaggia, o venite posseduti dalla scarica di adrenalina della scoperta, io comincio a iperventilare.
Quando ero piccola, non avevo paura di niente. Ero sempre la prima che andava a controllare quando sentiva un rumore, mi muovevo al buio che manco la figlia di Batman e Spiderman e quando giocavo, rigorosamente con i maschi, più pericoloso era il gioco più mi divertivo. Ma c’era una cosa di cui avevo un sacrosanto terrore (sì, prima ho barato): la diarrea del viaggiatore.
Sono sicura che Hernán Cortés fosse un mio antenato: quando Montezuma ha scagliato la sua maledizione doveva avere chiaramente presente la mia stirpe. Vi giuro che alla diarrea del viaggiatore preferisco 10 ore ininterrotte in ufficio.

E no, è inutile che mi parliate di fermenti lattici, perché io li prendo già. Ed è anche inutile che mi diciate che passa in tre giorni, perché io in tre giorni mi sono già disidratata, finisco al pronto soccorso e la vacanza è rovinata.

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Questo, naturalmente, mi preclude la visita a circa 3/4 del mondo. Montezuma l’ha pensata proprio bene. Del resto rimane quel quarto di mondo dove divinità benevole contrastano il bastardaccio azteco. Ma anche lì, sai mai. C’è sempre il tifo (e non parlo di quello della Fiorentina), e una serie di cose bruttissime che possono succederti. E io ho conoscenze in ospedale soltanto a casa mia e nelle Marche.

Poi, per carità, uno si organizza. Ho un arsenale di trucchi per uccidere ogni batterio nel raggio di 2km che nemmeno Dustin Hoffman in Virus letale. Finora hanno funzionato (ma ricordiamo che evito 3/4 del mondo) e se volete ve ne parlerò prossimamente.

Resta il fatto che non dovete invidiarmi se mi seguite sui social: quando hashtaggerò in allegria #ferie, #bellavita, #sempreinviaggio e via dicendo, sappiate solo una cosa: in realtà me la sto facendo addosso. Probabilmente in tutti i sensi.

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