Ho sempre adorato Halloween. Lo festeggio da quando avevo otto anni, perché la mia maestra di inglese si profondeva in molteplici sforzi per organizzare una festa che durasse l’intero pomeriggio. Ancora ricordo lo scialle a uncinetto di mia madre che usavo per il travestimento. “Mamma, quello è perfetto per fare la strega!” Io ero entusiasta, ma lei non la prendeva bene.
Un’altra “cosa” che adoro sono i bimbi dei vicini. Avete presente quei bambini musoni e maleducati che urlano per le scale e manco ti salutano (cioè il 90% degli infanti)? Beh, loro sono l’esatto opposto. Quando ti vedono ti sorridono e metterebbero allegria anche prima del caffè.

Per questo ad Halloween io dalle cinque del pomeriggio entro in fibrillazione.

night-1460872_1280Ricordo ancora il primo anno in cui mi sono trasferita qui. Non avevo minimamente considerato il “dolcetto scherzetto”, a casa mia i dolci non entrano, e quindi quando loro hanno suonato il campanello io colpevolmente ho fatto la gnorri. Non-sono-in-casa-e-anche-se-ci-fossi-i-dolci-fanno-male-e-comunque-Haloween-è-una-festa-pagana.
Mi sono sentita in colpa fino a primavera. Da allora faccio due cerchi rossi sul 31 ottobre e mi occupo di avere sempre in casa abbastanza dolci per cariare i denti di un reggimento.

Però devo aver acquisito da quella prima volta un karma così negativo che finirò di espiarlo fra 10 anni.

Un anno sono uscita alle 18.30 da una riunione lunghissima e i bimbi erano già passati.
Un anno è riuscito benissimo perché avevo un raffreddore mortifero e quando ho aperto devo averli spaventati più di quanto loro hanno spaventato me.

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L’anno scorso mi ero mollata col moroso due ore prima e il mio entusiasmo era paragonabile a quello di Shrek quando incontra Ciuchino per la prima volta.

Quest’anno però era tutto perfetto: zucca di peluches piena di caramelle e cioccolatini e speciali ciuccetti a tema vampiro.

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In più, cerchietto con cappello da strega con scritta “Halloween”, perfettamente intonato al maglione (vedo già la bimba che, fra 10 anni, diventata fashion blogger parla di me come colei che le fece scattare la scintilla per la moda). Non poteva andare male. E invece.

Dicevo. Sono una specie di piccolo principe versione Halloween. Alle 17 aspetto la volpe/bambini. Alle 17.15 mi chiedo a che ora arriveranno. Alle 17.30 comincio a temere che siano troppo cresciuti per fare “dolcetto scherzetto” (oddio, può succedere??). Alle 17.45 attacco una lavatrice per ingannare l’attesa. Alle 18 penso che in qualche momento della giornata dovrò pur lavarmi, ma se loro arrivano nel mentre?? L’angoscia mi attanaglia. Mi lavo o non mi lavo? Prandy mi guarda e arriccia il naso, pertanto deduco che sì, devo lavarmi. Alle 18.15 entro in vasca da bagno. Alle 18.30 ho finito di lavarmi, ma sto leggendo un libro interessante. Il dilemma diventa quindi: leggo qualche pagina o no? E se i bambini suonano mentre sono in vasca? Alle 18.45 mi risolvo a cominciare la lettura. 80 pagine dopo, alle 19.45, ho ormai le branchie, e i miei polpastrelli hanno così tanti solchi da far invidia a una quercia centenaria. Così esco, e scopro che la lavatrice sta vomitando.

Sono le 20, e in quell’esatto momento i bambini suonano. Io sono in accappatoio che cerco di convincere la lavatrice che sì, se promette di stare buona le pulirò il filtro a breve. Ma se non rispondo al campanello i bimbi se ne andranno, e se poi devo mangiare tutti quei dolci non entrerò più nemmeno nei pantaloni della tuta. Così, mezza nuda e mezza bromba corro alla porta: “Chi è?” Deh, ma chi vuoi che sia? “Dolcetto o scherzetto??”

PANICO. Devo spegnere la lavatrice. E vestirmi. Perché ok, per strada ci sono delle coetanee mezze nude che pensano che le streghe siano pornoattrici, ma loro almeno hanno avuto il buon senso di truccarsi.

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E il mio accappatoio come travestimento non regge. Così rispondo: “Ehm. Scusate. Potete ripassare tra 10 minuti? Vi apro, giuro.”

In mezza frase ho ucciso la poesia di Halloween. Al secondo giro mi hanno lapalissianamente risposto: “Siamo i bambini di prima”. Quindi gli ho dato i dolcetti, senza avere nemmeno il fantasma (!) dello scherzetto incombente come minaccia. Gli ho fatto i complimenti per il travestimento e ciaociao.

Davvero, non potete immaginare la tristezza della cosa. Dovremmo istituzionalizzarla seriamente, però, questa storia di Halloween. Che ne so, come per il corriere:”dolcetto scherzetto” dalle 17 alle 18. Poi ciccia. Che qui abbiamo una vita* eh.

*Sì, insomma. Abbiamo un libro. E una lavatrice.

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