“Ti piacciono i bambini?”

Quante volte durante queste feste mi sono sentita chiedere, da gente più o meno sconosciuta, se mi piacciono i bambini? Il fatto che io abbia superato i 30 e che non sia provvista di prole, evidentemente, desta sospetti. Cosa ne faccio dei bimbi? Li mangio? O, peggio ancora, li odio?
Tranquilli, sono a dieta. Ma questa cosa di “ti piacciono i bambini?” non manca mai di rendermi profondamente basita.girl-102831_640

Quando il web accende la frustrazione

Avete presente quando non dovete pensare a una cosa e sembra che l’intero universo stia congiurando per farvela trovare servita su un piatto d’argento in ogni angolo?
Beh, moltiplicate quella sensazione per 100 e vi troverete nella situazione di chi lavora sul web.

Vi faccio un esempio pratico: io sono un disastro a disegnare. Molti dicono che riescono a fare solo la casetta stilizzata. Beh, io nemmeno quella. In passato mi sono anche iscritta a un corso di illustrazione. Morale della favola: sei molto creativa e hai un tuo stile, peccato che con la tecnica stai a zero.
Ci ho rinunciato. Devo dire che tra tutte le rinunce che ho fatto, questa non mi è pesata un gran che. Il tempo che avrei dovuto impiegare per imparare a disegnare sarebbe stato troppo rispetto al vantaggio che ne avrei ricavato.

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Un bradipo aggredito dal tonno

Qualcuno di voi potrebbe pensare che il mio primo esperimento pastifero non fosse il preludio del fallimento della mia carriera di cuoca, ma solo un incidente di percorso che poteva essere superato senza difficoltà.
Questo post è per dimostrare che si sbagliano.
17 anni, cucina di casa mia (o per meglio dire, sgabuzzino dotato di fornello: la mia cucina aveva la spaventosa larghezza di 4mq e se ci volevi stare con un’altra persona eri costretto a darti al free climbing sul frigo).
In un momento di folle generosità decido di cucinare una meravigliosa pasta al tonno per mio padre che sarebbe tornato da una riunione tostissima.apple-1883934_640

Relazioni di coppia con cucina e pasta

Sono più che convinta che ogni individuo nasca in un certo modo, e il tempo possa solo plasmare ciò che già c’è.
In particolare, io potrei additare il momento specifico in cui mi sono avviata a diventare una pessima donna di casa, odiata dalle suocere e tollerata a malapena dai fidanzati.
Avevo 14 anni. Era ottobre, mezzo giorno, interno ben illuminato della cucina di Marianna, amica dai tempi dell’asilo. I nostri rispettivi genitori avevano deciso di passare un week end fuori porta e ci avevano sistemato a casa di lei per una romantica convivenza di tre giorni.christmas-kids-1073567_640

Guida alla creazione di un refill per agenda (per imbranati)

Sono un bradipo frustrato. Dovete sapere che anni fa mi sono trovata a fare il lavoro di un grafico. È stata un’esperienza stressante, perché nessuno mi ha insegnato a farlo, e io sono una copywriter e non una grafica. Però ho fatto di necessità virtù, imparando per conto mio un sacco di cose utilissime. Tra queste, utilizzare InDesign.
Poi per fortuna sono tornata alle mie attività regolari e per quattro anni non ho più aperto InDesign. Adesso come vi dicevo mi sono trovata a voler creare i refill per la mia agenda nuova. Il programma di elezione per impaginare e aggiungere qualche .png per me è InDesign, perché su Photoshop sarei costretta a salvare 15 file da stampare poi separatamente (la mia agenda è costruita su due giorni per pagina), tra l’altro fronte/retro. Lieta di lavorare in un posto dove posso accedere liberamente a questi programmi, mi accingo a fare il lavoro che, beata ingenuità, avrebbe dovuto impegnarmi al massimo trenta minuti (avevo già scelto i font e salvato i .png).

Peccato che NON SO PIU’ USARE INDESIGN. Non parlo di cose complicate, ma di funzioni base (tipo copiare un modello o inserire un .png). Non penso che in quattro anni il programma sia cambiato così profondamente da impedirne l’uso. Penso piuttosto che il mio periodo da grafica sia durato troppo poco: ho imparato troppe cose troppo velocemente, e così le ho, altrettanto velocemente, dimenticate. Però volevo assolutamente creare i refill di dicembre, per abituarmi da subito a usare un’agenda ad anelli.

Ebbene, me ne vergogno. Ma alla fin fine, quello che conta è il risultato. Ho usato Microsoft Word.

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Bradipi e agende: quale formato scegliere?

Per una serie di motivi che spiegherò nel corso del post, sono entrata nel meraviglioso mondo delle agende ad anelli.
In poco tempo mi sono fatta un’enorme cultura in materia, e siccome l’argomento mi ha preso un sacco ho deciso che scriverò una serie di post per farlo conoscere anche a voi bradipi!
Per cominciare, partiamo sul soft: un post dove parlo dei formati delle agende e dei criteri con cui scegliere il più adatto alle vostre esigenze. Rompiamo gli indugi e cominciamo!

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Bradipi e Halloween: quando hai un problema di stress

Ho sempre adorato Halloween. Lo festeggio da quando avevo otto anni, perché la mia maestra di inglese si profondeva in molteplici sforzi per organizzare una festa che durasse l’intero pomeriggio. Ancora ricordo lo scialle a uncinetto di mia madre che usavo per il travestimento. “Mamma, quello è perfetto per fare la strega!” Io ero entusiasta, ma lei non la prendeva bene.
Un’altra “cosa” che adoro sono i bimbi dei vicini. Avete presente quei bambini musoni e maleducati che urlano per le scale e manco ti salutano (cioè il 90% degli infanti)? Beh, loro sono l’esatto opposto. Quando ti vedono ti sorridono e metterebbero allegria anche prima del caffè.

Per questo ad Halloween io dalle cinque del pomeriggio entro in fibrillazione.

night-1460872_1280Ricordo ancora il primo anno in cui mi sono trasferita qui. Non avevo minimamente considerato il “dolcetto scherzetto”, a casa mia i dolci non entrano, e quindi quando loro hanno suonato il campanello io colpevolmente ho fatto la gnorri. Non-sono-in-casa-e-anche-se-ci-fossi-i-dolci-fanno-male-e-comunque-Haloween-è-una-festa-pagana.

Bradipi e Maledizione di Montezuma

Estate, tempo di vacanze. La gente finalmente può staccare dallo stress lavorativo, viaggia, si diverte e infarcisce il profilo Instagram.
Mentre io, da bradipocondriaca quale sono, mi ansio. Ora, non dovete pensare che non mi piaccia vedere cose nuove, anzi. Di carattere sono molto curiosa, e la mia ultima vacanza in Liguria ha fruttato un articolo su Genova e uno sulla Riviera del Levante.

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C’è un solo problema: non hanno ancora inventato il teletrasporto.
Perché vedere nuove cose vuol dire fare uno sforzo fisico, e questo, da bradipo, va contro il mio statuto. Per non parlare delle malattie, perché quando viaggi non puoi esimerti dalla frequentazione di terrorizzanti bagni pubblici e dall’ingestione di cibi difficilmente controllabili.